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Villaggio Globale

La locuzione villaggio globale è stata usata per la prima volta da Marshall McLuhan, uno studioso delle comunicazioni di massa, nel 1964, in un suo libro (“Gli strumenti del comunicare” – originale: “Understanding Media: The Extensions of Man”) in cui, nel passaggio dall’era della meccanica a quella elettrica, ed alle soglie di quella elettronica, analizzava gli effetti di ciascun “medium” o tecnologia sui cambiamenti del modo di vivere dell’uomo. Per villaggio globale si intende un mondo piccolo, delle dimensioni di un villaggio, all’interno del quale si annullano le distanze fisiche e culturali e dove stili di vita, tradizioni, lingue, etnie sono rese sempre più internazionali. Il mondo nuovo apertosi nel Novecento è per McLuhan caratterizzato da una decentralizzazione, che sposta il punto primario di interesse e di osservazione (e di finalizzazione) dalla soggettiva visione nella dimensione di villaggio, alla spersonalizzata visione globale, concetto che ampliò in “War and Peace in the Global Village” (1968), segnalando come la globalizzazione del villaggio “elettrico” apportasse e stimolasse più “discontinuità, e diversità, e divisione” di quanto non accadesse nel precedente mondo meccanico. Indicata da taluni come un ossimoro (per la compresenza di riferimenti ad unità geografiche minori e totali), la locuzione è divenuta di vastissima diffusione al un sinonimo delle interconnessioni per la comunicazione e dei risultati che consentono. In questo senso, spesso senza riferimenti all’originario senso filosofico, la locuzione si applica sia per definire che il gigantesco globo si sia ridotto ad un ambito facilmente esplorabile al pari di un villaggio, sia che (almeno per la comunicazione) ciascun villaggio che lo compone abbia oggi abbattuto i suoi confini non più terminandosi, e dunque coincidendo con il globo.

 

 

 

 

 

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Chanel N ° 5 come “oggetto di cultura”, secondo il curatore della mostra Jean-Louis Froment, che ha messo insieme questo spettacolo itinerante che collega la fragranza modernista culto per i movimenti d’avanguardia che ha attraversato. Opere d’arte, fotografie, archivi e oggetti – e un giardino profumato – forniscono un resoconto delle ispirazioni che alimentavano la fantasia e mondo di “Mademoiselle Chanel,” comprese le sue mete preferite come Venezia, la Russia o la sua villa, La Pausa, o il creazioni del suo artista, poeta e musicista amici Cocteau, Picasso, Apollinaire, Stravinsky, o Picabia.
fino al 5 giugno. Mezzogiorno a mezzanotte, chiuso mar. Ingresso gratuito.
Palais de Tokyo, ingresso via 2 rue de la Manutention, 13 av du Président Wilson, 16. M ° Iéna. www.5-culturechanel.com
tratto da:http://www.gogoparis.com/

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