Dello stesso autore

Cartella colore:Rosso

Turista americana in giro per Padova

“al canton” bar al Canton del gallo a Padova, il rosso caffè austriaco di Julius Meinl

da Graziati com “lemiegioie” al polso

Lucian Freud – Girl with a Kitten – 1947

Non  credevo potesse esistere una donna così. L”ho incontrata oggi al supermercato facendo la spesa. Avevo l’i-phone scarico altrimenti l’avrei fotografata e se me lo permetteva avrei pubblicato la foto qui.

Donne reali? Quando finiremo di idolatrare la magrezzitudine?

Clutch déco in paillettes arancio

Visto in libreria da “Altre Voci”

Libreria “Altre Voci” di Anna Malipiero in via G. Cittadella, 1 Padova

Altre Voci é una piccola libreria nel centro di Padova. Accanto a testi scelti di narrativa, la libreria propone un’accurata selezione di volumi illustrati sulla casa, la decorazione d’interni, il giardinaggio, la cucina e la moda.
Un luogo accogliente, raccolto e tranquillo il cui obiettivo  é quello di raggiungere il cuore delle cose e delle persone. Interessante la selezioni di particolari profumi francesi e americani.
http://www.libreriaaltrevoci.it

Fernanda modella e creatrice degli orecchini di macramè dipinti a mano “lemiegioie”

Braccialetto “Lemiegioie” visto al Mercatino in terrazza

 ”lemiegioie” di Fernanda Cravero per info:miegioie@gmail.com

Altro modo di indossare la sciarpa di Cristina Caffi

mobile 329 1226977
Email: www. cristiancaffi.com

Sciarpa di Cristina Caffi visto al Mercatino in terrazza

mobile 329 1226977
Email: 

Mercatino in terrazza

Colore!

“Fatevi guidare dalle vostre sensazioni”

“Fatevi guidare dalle vostre sensazioni”, è il consiglio di Patrizio di Marco Presidente e Amministratore delegato diGucci, protagonista del quarto incontro con “I professionisti della Moda” a La Sapienza. “Io non mi sento arrivato e non mi sento neanche di predicare che nella vita basta studiare e impegnarsi per riuscire. Tenetevi stretti i vostri sogni e fate tutto con divertimento. Se non vi sentite soddisfatti, lasciate. L’importante, per il futuro, è l’approccio che avrete con il vostro lavoro, non la posizione che coprirete. Abbiate il coraggio del dubbio e l’umiltà di non considerarvi mai superiori; circondatevi di persone che credete migliori di voi e ascoltatele. Guidate restando dietro, l’esempio che date ispira e motiva il vostro team. Stay hungry stay foolish, diceva Steve Jobs e non poteva avere più ragione di così. Siate voi i padroni del vostro destino”. Nessuno, ascoltandolo, direbbe mai che il suo sogno da ragazzo fosse quello di disegnare fumetti. Amava, e ama tuttora l’arte: frequentare la facoltà di economia (Università di Modena), per coronare un desiderio non suo, non è stato facile. Provenendo da un liceo classico, “lo stesso di Luciano Ligabue” peraltro, argomenti come il business plan, il conto economico e il bilancio, sono stati un ostacolo che solo grazie al suo grande impegno e passione ha potuto superare. Ma qui siamo già un pezzo avanti nella storia.
Patrizio di Marco nasce da padre carabiniere ed è nelle Marche che vive la sua adolescenza. La sua famiglia è di origini modeste quindi “di soldi per viaggiare non ce n’erano” e decide che, dopo il liceo, avrebbe fatto domanda per una borsa di studio, coronando il suo sogno di andare in America poiché, da buon conoscitore del mondo dei fumetti Marvel, sapeva che “l’uomo ragno è lì che vive, nella grande mela”. Purtroppo però il giorno della partenza si ammala e non può partire, perdendo l’occasione di studiare in America. Profondamente dispiaciuto, nonostante questo, i genitori gli permettono comunque di passare 4 mesi al di là dell’oceano e, proprio come il padre che a 18 anni aveva visto il mare per la prima volta, Patrizio di Marco, alla stessa età, compie quello che sarà il primo di un’interminabile serie di traversate oceaniche. La smania degli Staes per il momento quindi si placa, ma non la sua voglia di viaggiare e vivere all’estero, così non si arrende e fa domanda per un’altra borsa di studio. In Giappone. “Non era facile sentirsi parte di una nuova realtà”, racconta, “mi sono dovuto adattare a una nuova e diversa cultura, imparare la lingua e abituarmi alla cortese diffidenza dei giapponesi. Anno di sacrifici e cambiamenti: è stata un’esperienza che io ho deciso di vivere per coraggio o per follia e, forse, la voglia inconscia di sperimentare qualcosa di diverso.” Dopo essere tornato in Italia, però, aveva perso la voglia di studiare e, conoscendo sia il giapponese sia l’inglese, decide di mettere a frutto le sue esperienze e aprire con un amico un piccolo import-export; ma i suoi genitori volevano altro per lui e visto che si erano tanto sacrificati e tanto l’avevano sostenuto durante i suoi viaggi, si iscrive all’università. L’ambiente matematico e logaritmico, per uno studente di liceo classico, non è proprio dei più congeniali, ma Patrizio di Marco si impegna con tutto se stesso per recuperare, studiando giorno e notte testi di ragioneria ed economia. “Se potessi parlare al ragazzo che ero gli direi di studiare e puntate sempre al massimo. Lo studio anche se non è esattamente ciò che ti serve per il lavoro è necessario per insegnare la disciplina e la forma mentis. Gli direi anche di avere più fiducia in se stesso e mettersi sempre in discussione pur avendo il coraggio di affrontare gli altri. A 20 anni bisogna essere curiosi, essere una spugna e fare scelte che apparentemente non hanno senso, ma se uno se lo sente deve seguirle, perché più tardi risulteranno esperienze senza prezzo. Le sensazioni mi hanno guidato tante volte nella vita”. Durante gli anni universitari decide che il suo futuro sarebbe stato nel marketing (che poteva soddisfare le sue necessità creative) e si costruisce come obiettivo quello di lavorare in un’azienda di largo consumo. Nessuno, però, risponde ai suoi curriculum finché un professore gli propone un’occasione alla “Nomura security”, holding che mette a disposizione dei clienti una vasta gamma di servizi finanziari. Al colloquio “successe qualcosa, sentivo che non era quello il mio posto e così dissi no, rifiutando il mio primo lavoro e paura che nessuno vi volesse, intanto, cresceva”. Fa domanda per un’altra borsa di studio e si rimette a studiare finché la Procter & Gamble, multinazionale di carattere e penetrazione mondiale, gli offre un lavoro. Il suo sogno di vivere e lavorare in America finalmente si sarebbe avverato ma, una mattina, riceve la telefonata del GFT (gruppo finanziario tessile) che gli propone di sedere nel consiglio di amministrazione di una joint venture in Giappone. “Non chiusi occhio tutta la notte. Da una parte avevo il mondo sicuro che da sempre sognavo e, dall’altra, l’ignoto; in fondo non sapevo nulla di tessuti; ho sentito la paura di non farcela ma scelsi per l’ignoto”. Passò quindi giornate intere a studiare le stoffe, toccandole e imparandone i nomi. Purtroppo, dopo tre anni passati in questo mondo, il GFT decide di ritirarsi e Patrizio di Marco si ritrova al punto di partenza. Manda curriculum ma le uniche risposte che ottiene sono nel lusso. “Da una parte avevo Armani, già un mito, una scelta comoda; dall’altra un ambizioso imprenditore proprietario di un’azienda più piccola: la Prada di Patrizio Bertelli. Ancora una volta due possibilità ma una sola sensazione e scelsi Prada”. Ritorna in Giappone e, dopo 5 anni di intenso lavoro, “mi sentivo esausto, sfinito dall’Asia e volevo confrontarmi con un’altra realtà”. Squilla il telefono e Bertelli lo convoca a Milano per proporgli la presidenza della sede americana di Prada. Comincia così, finalmente, la vera avventura di Patrizio di Marco nella grande mela. ”In realtà ero presidente di qualcosa che doveva essere ancora costruito, quindi iniziammo in pochissimi e facevamo anche le finte file per darci un tono quando dovevamo fare colloqui”. Dopo 8 anni di collaborazione, però, si trasferisce in casa Vuitton ed è lì che impara la disciplina del conto economico, del budget e l’importanza delle persone, dai dipendenti all’ultimo dei magazzinieri “perché è importante che sappiano che rispetti il loro lavoro; è fondamentale per far si che guardino tutti nella stessa direzione”. Ma ha nostalgia di casa, gli manca qualcosa. Coglie l’occasione per tornare quando gli viene proposto di rilanciare Bottega Veneta, visto che Gucci voleva farne l’Hermes italiana. Accetta e dopo un durissimo lavoro, che riporta ad un ritorno al passato e all’artigianalità, si trasferisce alla fine del 2008 quando la profittabilità si alza al 25%, passando alla direzione di Gucci. “Quello che mi offrivano era un grande onore e così, come tanti anni prima, quando ero poco più che un ragazzo, non chiusi occhio tutta la notte e di fronte alla pressione di questa decisione ripresi, purtroppo, a fumare”. Il grande lavoro che Patrizio di Marco ha svolto per Gucci è stato quello di investire sul valore del brand, che negli anni si era affievolito, e riconquistare il terreno del lusso, parlare di riposizionamento e intervenire sulla certificazione della supply chain per dare importanza e valore all’artigianalità, anche grazie alla riscoperta degli archivi. “Molto più importante dei dati matematici di profitto è essere riusciti a riconquistare dei clienti d’elite e il livello di percezione del marchio.”

tratto da:I Professionisti della Moda, Seminari News e Forum del Corso di Scienze della Moda e del Costume

un testo di Francesca Goti visto su http://www.modasapienza.it/senza-categoria/patrizio-di-marco-luomo-che-voleva-farsi-supererore-della-marvel/

Patrizio di Marco riceve l’incarico di Presidente e Amministratore delegato di Gucci nel gennaio del 2009, a soli 48 anni. E’ entrato a far parte di Gucci Group nel 2001 in qualità di Presidente e CEO di Bottega Veneta ed è stato uno dei membri della Gucci Group Management Committee per otto anni. Profondo conoscitore del mercato globale del lusso, grazie a una carriera ventennale nel settore,di Marco vanta una profonda conoscenza delle attuali dinamiche che regolano il sistema moda mondiale.

Marchi e Griffe. La lezione di francese per il made in Italy

“L’Italia ha la creatività ma non sa svilupparla. Così Parigi continua a fare incetta di marchi tricolori. Anche i poli però sono cambiati: meno finanza, più specialisti di prodotto.”

tratto da: “CorriereEconomia” lunedì 29 aprile 2013

Venere dormiente Giorgione 1507 Gemäldegalerie di Dresda.