Neutri da Brunello Cuccinelli, via Spiga 5, Milano

Mi incanta il sito di Brunello Cuccinelli.  Una passeggiata nella filosofia di questo brand. Vedi www.brunellocuccinelli.it

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Diario di moda

La moda è diventata in questi anni un imperativo ormai stancante e svuotato di qualsiasi significato. Grande contenitore di possibilità, all’interno di questo spazio si crede tutto sia permesso. Donne e uomini lanciano terribili messaggi di stile osando all’inverosimile sul corpo linguaggi che diventano blasfemi. Non è vero che tutto è permesso. Il buon gusto e la discrezione anche nel vestire non sono un optional. Questo diario, fatto vieppiù di immagini vuole consigliare accostamenti, tendenze, colori ma anche suggerimenti d’arte e di cultura. Scoprire il bello nel vivere quotidiano, portarlo nella nostra vita come piacere 

Marco Bulgarelli mostra DANUBIUS

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Marco Bulgarelli a Spazio Tindaci

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Danubius a SPAZIOTINDACI Padova

SPAZIOTINDACI partecipa al Padova Fotografia Festival ospitando l’esposizione Danubius di Marco Bulgarelli.

Danubius è un viaggio fotografico alla ricerca dell’identità europea dopo l’allargamento verso i paesi dell’Europa Orientale: dalla sorgente del maestoso fiume fino all’immenso delta, lungo i 2778 chilometri del suo corso, passando attraverso grandi città come Ulm, Linz, Vienna, Bratislava, Budapest, Vukovar, Belgrado, Tulcea, piccoli paesi, vaste pianure e paesaggi incontaminati, a contatto con un’enorme varietà di popoli, tradizioni e lingue. E’ un viaggio interiore e onirico; lirico ma al contempo documentaristico, dove il fiume rappresenta sia il lato mistico-filosofico, sia l’aspetto storico-culturale, simbolo di una frontiera non soltanto nazionale, sociale, politica, ma anche religiosa, culturale e psicologica. “Nello scorrere del fiume è simboleggiata la sfida dell’ Europa dei nostri giorni: l’unione, la necessità di andare nella stessa direzione nonostante le vecchie frontiere che la frammentano” (C.Magris 2001). Con Danubius l’autore prosegue il dibattito culturale sull’identità del Continente di fronte all’allargamento a Est, sulla definizione degli equilibri interni e sulla ricerca di un trait d’union che coinvolga l’intero bacino danubiano, dall’ Europa occidentale a quella centro-orientale. Benché il fiume sia per eccellenza la figura interrogativa dell’identità, il fotografo non predilige un approccio esclusivamente descrittivo, concentrandosi invece sugli stati d’animo cerca di tracciare le diverse identità in una dimensione psicologica e atemporale. “Ogni volta che tornavo sul fiume”, spiega Bulgarelli, “il mio sguardo era sempre più intimo e personale, tanto che mi sono sempre più allontanato dagli aspetti storici, letterari e mitologici per lasciare spazio alle emozioni del momento”. Danubius è anche un viaggio tortuoso e catartico alla ricerca del “Sé”, della sua autentica natura, della libertà: “La mia anima vagava solitaria attraverso le stagioni, seguendo silenziosa le sinuose curve blu, persa nel profondo dell’Europa. Ascoltava immobile all’ombra del fiume le note del tempo che scandisce l’eterna illusione. Abbracciando l’acqua udiva la sinfonia della madre terra impaurita che reclamava l’unità. Poi vibrazioni e sussurri, risposte da molto tempo attese, la speranza di un viaggio che la riportasse a casa”. Cinquanta fotografie che generano immagini della coscienza individuale e collettiva, dell’uomo e della natura, alludendo a progresso e tradizione, religione e libertà, guerra e pace, ricchezza e povertà, piacere e amore, solitudine e alienazione, tristezza e felicità. Il percorso fotografico della mostra è suddiviso in quattro parti, corrispondenti ai principali gruppi linguistici presenti nell’area danubiana, simbolo delle varie identità culturali che l’attraversano. Da nord verso sud fluttuano le stagioni ed emergono nella loro complessità differenze e similitudini che costituiscono le tematiche ricorrenti, in un percorso ciclico, metafora della ciclicità della vita che l’acqua del fiume rappresenta. Le immagini, diapositive medio formato (Mamiya 7 II), sono state realizzate durante sette viaggi compiuti nell’arco di due anni.

Marco Bulgarelli nasce a Roma nel 1973. Dopo gli studi storico-geografici alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’università La Sapienza di Roma e gli studi di regia, frequenta il master triennale alla Scuola Romana di Fotografia, dove si diploma nel 2002 in fotografia documentaria con un lungo progetto sulla cultura giovanile. Con il lavoro “The Goths” vince il festival Enzimi. Inizia la carriera nel 2003 lavorando per il settimanale Espresso occupandosi principalmente della cultura giovanile in Italia e delle trasformazioni urbane e sociali nelle capitali europee. Dal 2005 al 2007 è rappresentato dall’agenzia Corbis. Nel 2007 partecipa al festival internazionale di fotografia di Roma con “Little China”, ricerca fotografica sui vari gradi d’integrazione della comunità cinese in Italia, e nel 2008 con “The consumer society”, indagine sul mondo dei consumi. Pubblica ed espone per National Geographic un lavoro sugli scalpellini cinesi che vivono e lavorano ai piedi del Monviso. Il suo interesse per il sud dell’Asia lo porta prima in Birmania e poi, nel 2008, per vari mesi in India, dove documenta la situazione attuale del paese. Dal 2002 lavora frequentemente nell’est Europa, documentando la vita dei Figli di Chernobyl negli orfanotrofi della Bielorussia (2002), il passaggio dell’Estonia nell’UE (2003), la crisi nella Germania dell’Est (2004), la Budapest contemporanea (2007), la rinascita di Belgrado (2008), il delta del Danubio (2010), e la Polonia (2012). Dal 2008 al 2010 viaggia lungo il fiume Danubio per realizzare un progetto sull’identità europea dopo l’allargamento verso est. Nel 2010 “Abruzzo earthquake” si classifica finalista al SONY PHOTOGRAPHY AWARDS. “Abruzzo earthquake” riceve la menzione d’onore al PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS 2010. Dal dicembre 2010 è rappresentato nel mondo dall’agenzia GAMMA. Nel 2011 il suo interesse si focalizza sul mondo Arabo, Siria – Egitto. Dal gennaio 2012 è distribuito anche dall’agenzia LUZphoto. Nel 2013 espone Danubius al Museo di Roma in Trastevere e racconta la cultura dei cowboys e la subcultura dei metallari cristiani in Italia. Nel 2014 pubblica la sua opera prima, il libro Danubius. Poliedrico fotografo in continua ricerca comunicativa si distingue per il sapiente utilizzo sia del colore che del bianco e nero, del 35mm così come del medio formato. Affronta temi di varia natura con uno stile che si adatta, di volta in volta, alle caratteristiche del soggetto. La sua capacità d’inserimento nei diversi contesti sociali gli permette di raccontare dall’interno mondi a lui distanti. Collabora con le più importanti case editrici italiane e internazionali.

 

Impossibile realtà

francesina di ZUCCA

 

francesina  di ZUCCA vista da IVO MILAN Via Santa Lucia, 73, 35139 Padova Telefono:049 878 4818

ISSEY MIYAKE

ISSEY MIYAKE

 

 

ISSEY MIYAKE da Ivo Milan, via Santa Lucia Padova Via Santa Lucia, 73, 35139 Padova Telefono:049 878 4818

“Sposalizio della Vergine” 1504 Raffaello

raffaello sposalizio della vergine

Lo Sposalizio della Vergine è un dipinto a olio su tavola ( 170×117 cm) di Raffaello Sanzio, datato 1504 e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. È firmato “Raphael Vrbinas” e datato “MDIIII”. Si tratta di una delle opere più celebri dell’artista, che chiude il periodo giovanile e segna l’inizio della fase della maturità artistica. Per quest’opera Raffaello si ispirò a un’analoga tavola che proprio in quegli anni Perugino stava dipingendo per il Duomo di Perugia.  Lo sposalizio di Maria e Giuseppe avviene in primo piano, con al centro un sacerdote che, tenendo le mani dei due sposi, officia la funzione. Come da iconografia tradizionale, dal lato di Maria, in questo caso la sinistra, si trova un gruppo di donne, da quello di Giuseppe di uomini, tra cui uno, presente in tutte le versioni del soggetto, che spezza con la gamba il bastone che, non avendo fiorito, ha determinato la selezione dei pretendenti. Maria infatti, secondo i vangeli apocrifi, era cresciuta nel Tempio di Gerusalemme (quindi con uno stile di vita casto, simile a quello delle monache) e quando fu giunta in età da matrimonio venne dato a ognuno dei pretendenti un ramo secco, in attesa di un segno divino: l’unico che fiorì, fu quello di Giuseppe. La disposizione dei personaggi in primo piano non è allineata e con pose rigidamente bilanciate e simmetriche (come in Perugino), ma più naturale, con una maggiore varietà delle pose e dei raggruppamenti. Grazie al punto di vista rialzato si legge meglio la loro disposizione nel grande riquadro del lastrone al suolo, con una forma che crea un emiciclo e bilancia la forma convessa dell’architettura di sfondo. La stesura cromatica dimostra un uso più corposo del colore, con un migliore resa della plasticità e della calda atmosfera, grazie a una gamma di sfumature più ampia di quella dei pittori quattrocenteschi, che proietta già Raffaello verso la conquista della “Maniera moderna“.

Raffaello Il San Sebastiano della Carrara dopo il restauro a cura di Paola Borghese

1 Raffaello -S.Sebastiano

San Sebastiano è un dipinto a olio su tavola (43×34 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1501-1502 e conservato nell’Accademia Carrara diBergamo. Il paesaggio e l’aspetto femmineo, dall’espressione dolcemente vacua di San Sebastiano risentono del Perugino, ma la mano emergente con la freccia, che segna la profondità, sono caratteristiche delle nuove ricerche del giovane Raffaello. Alcuni elementi fanno pensare ad una conoscenza di Leonardo, che l’artista aveva avuto modo di vedere in alcuni brevi viaggi a Firenze prima del 1504, quando vi iniziò un soggiorno più lungo. La costruzione dell’immagine ad ellissi incrociate è tutta raffaellesca. Notevole è la cura dei dettagli, dai ricami sugli abiti, alla catenella realisticamente intrecciata. Wikipedia

Il San Sebastiano di Raffaello dell’Accademia Carrara di Bergamo è una delle prime opere dell’artista urbinate, che lo eseguì giovanissimo. Vicino per tecnica esecutiva e stile allo Sposalizio della Vergine della Pinacoteca di Brera, datato 1504, è forse riconducibile ai primissimi anni del Cinquecento quando il legame di Raffaello con il maestro Perugino è ancora evidente. La preziosa e piccola tavola (altezza cm 45,5, larghezza cm36,4 e profondità cm 1,4), giunta alla collezione bergamasca con legato del conte Guglielmo Lochis nel 1866, fu dotata della cornice dorata con la quale ancora oggi è esposta. Il dipinto e la cornice sono stati recentemente restaurati: Paola Borghese ha eseguito il restauro deldipinto da giugno 2013 a febbraio 2014, Patrizia Fumagalli il restauro della cornice da giugno a ottobre 2013; Mariolina Olivari e Amalia Pacia della Soprintendenza di Milano insieme a Giovanni Valagussa per l’Accademia Carrara di Bergamo hanno diretto i lavori. L’intervento di restauro era strettamente necessario: alcuni sollevamenti interessavano la pellicola pittorica mentre le vernici e le integrazioni di restauro erano fortemente alterate. Sul cielo si notavano piccole porzioni di policroma originale scoperta poiché le spesse vernici contraendosi cominciavano a staccarsi; un vecchio foro di tarlo insisteva sullo sfondo dove si notavano ritocchi alterati, che modificavano e scurivano la veste rossa.

A seguito di una accurata campagna di indagini l’opera è stata sottoposta a operazioni di fissatura del colore e ad un lento e calibrato intervento di pulitura che consente oggi di apprezzare nel dettaglio la raffinatissima tecnica di esecuzione.
Il restauro sarà illustrato l’8 maggio 2014 alle 11 e 30 nella sala della Passione della Pinacoteca di Brera.

a cura di: In BRERA: Pinacoteca, Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano

 

 

Verde e arancio estate Hermes

Hermes

Maxi tulipani nell’abito di BABAJAGA

Abito di Babajaga

Visto da Baba Jaga, Via S. Martino Solferino 16, Padova tel.049 660918

Abiti graffiti

Abiti graffiti

Video Look, Piazza della Repubblica n°2, Abano Terme Padova, tel.049 876 3463

Borse tribali Malìparmi

Malìparmi

Malìparmi, Via Umberto I n°120, 35122 Padova, 049 876 3463

La Visitazione Pontormo

La Visitazione

La Visitazione è un dipinto a olio su tavola (202×156 cm) di Pontormo, databile al 1528-1530 circa e conservato nella Cappella Capponi nella propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano (PO).

Tulipes

tulipes

Pontormo e Rosso Fiorentino Divergenti vie della “Maniera”

Pontormo e Rosso Fiorentino

Dall’8 marzo al 20 luglio 2014 Palazzo Strozzi ospiterà la grande mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera”, un’esposizione dedicata all’opera del Pontormo e del Rosso Fiorentino, i pittori più anticonformisti e spregiudicati fra i protagonisti del nuovo modo di intendere l’arte in quella stagione del Cinquecento italiano che Giorgio Vasari chiama ‘maniera moderna’.
Pontormo e Rosso Fiorentino, si formano con Andrea del Sarto pur mantenendo entrambi una forte indipendenza e una grande libertà espressiva: uno, Pontormo, fu pittore sempre preferito dai Medici e aperto alla varietà linguistica e al rinnovamento degli schemi compositivi della tradizione, l’altro, il Rosso, fu invece legatissimo alla tradizione pur con aneliti di spregiudicatezza e di originalità, influenzato anche dalla letteratura cabalistica e dall’esoterismo.

tratto da:http://www.palazzostrozzi.org/Sezione.jsp?idSezione=1770

THE VISITATION BY PONTORMO

Parigi celebra Dries Van Noten

dries van noten ispirazioni

vai al filmato bellissimo : http://i-d.vice.com/en_gb/watch/episode/1952/dries-van-noten-inspirations

La mostra è visitabile dal 1 marzo al 31 agosto presso gli spazi parigini del museo Les Arts Décoratifs, “Dries Van Noten, Inspiration”

DRIES VAN NOTEN

Dries Van Noten

Collana con vetri incisi

collana con vetri incisi