Fotografia

Danubius a SPAZIOTINDACI Padova

SPAZIOTINDACI partecipa al Padova Fotografia Festival ospitando l’esposizione Danubius di Marco Bulgarelli.

Danubius è un viaggio fotografico alla ricerca dell’identità europea dopo l’allargamento verso i paesi dell’Europa Orientale: dalla sorgente del maestoso fiume fino all’immenso delta, lungo i 2778 chilometri del suo corso, passando attraverso grandi città come Ulm, Linz, Vienna, Bratislava, Budapest, Vukovar, Belgrado, Tulcea, piccoli paesi, vaste pianure e paesaggi incontaminati, a contatto con un’enorme varietà di popoli, tradizioni e lingue. E’ un viaggio interiore e onirico; lirico ma al contempo documentaristico, dove il fiume rappresenta sia il lato mistico-filosofico, sia l’aspetto storico-culturale, simbolo di una frontiera non soltanto nazionale, sociale, politica, ma anche religiosa, culturale e psicologica. “Nello scorrere del fiume è simboleggiata la sfida dell’ Europa dei nostri giorni: l’unione, la necessità di andare nella stessa direzione nonostante le vecchie frontiere che la frammentano” (C.Magris 2001). Con Danubius l’autore prosegue il dibattito culturale sull’identità del Continente di fronte all’allargamento a Est, sulla definizione degli equilibri interni e sulla ricerca di un trait d’union che coinvolga l’intero bacino danubiano, dall’ Europa occidentale a quella centro-orientale. Benché il fiume sia per eccellenza la figura interrogativa dell’identità, il fotografo non predilige un approccio esclusivamente descrittivo, concentrandosi invece sugli stati d’animo cerca di tracciare le diverse identità in una dimensione psicologica e atemporale. “Ogni volta che tornavo sul fiume”, spiega Bulgarelli, “il mio sguardo era sempre più intimo e personale, tanto che mi sono sempre più allontanato dagli aspetti storici, letterari e mitologici per lasciare spazio alle emozioni del momento”. Danubius è anche un viaggio tortuoso e catartico alla ricerca del “Sé”, della sua autentica natura, della libertà: “La mia anima vagava solitaria attraverso le stagioni, seguendo silenziosa le sinuose curve blu, persa nel profondo dell’Europa. Ascoltava immobile all’ombra del fiume le note del tempo che scandisce l’eterna illusione. Abbracciando l’acqua udiva la sinfonia della madre terra impaurita che reclamava l’unità. Poi vibrazioni e sussurri, risposte da molto tempo attese, la speranza di un viaggio che la riportasse a casa”. Cinquanta fotografie che generano immagini della coscienza individuale e collettiva, dell’uomo e della natura, alludendo a progresso e tradizione, religione e libertà, guerra e pace, ricchezza e povertà, piacere e amore, solitudine e alienazione, tristezza e felicità. Il percorso fotografico della mostra è suddiviso in quattro parti, corrispondenti ai principali gruppi linguistici presenti nell’area danubiana, simbolo delle varie identità culturali che l’attraversano. Da nord verso sud fluttuano le stagioni ed emergono nella loro complessità differenze e similitudini che costituiscono le tematiche ricorrenti, in un percorso ciclico, metafora della ciclicità della vita che l’acqua del fiume rappresenta. Le immagini, diapositive medio formato (Mamiya 7 II), sono state realizzate durante sette viaggi compiuti nell’arco di due anni.

Marco Bulgarelli nasce a Roma nel 1973. Dopo gli studi storico-geografici alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’università La Sapienza di Roma e gli studi di regia, frequenta il master triennale alla Scuola Romana di Fotografia, dove si diploma nel 2002 in fotografia documentaria con un lungo progetto sulla cultura giovanile. Con il lavoro “The Goths” vince il festival Enzimi. Inizia la carriera nel 2003 lavorando per il settimanale Espresso occupandosi principalmente della cultura giovanile in Italia e delle trasformazioni urbane e sociali nelle capitali europee. Dal 2005 al 2007 è rappresentato dall’agenzia Corbis. Nel 2007 partecipa al festival internazionale di fotografia di Roma con “Little China”, ricerca fotografica sui vari gradi d’integrazione della comunità cinese in Italia, e nel 2008 con “The consumer society”, indagine sul mondo dei consumi. Pubblica ed espone per National Geographic un lavoro sugli scalpellini cinesi che vivono e lavorano ai piedi del Monviso. Il suo interesse per il sud dell’Asia lo porta prima in Birmania e poi, nel 2008, per vari mesi in India, dove documenta la situazione attuale del paese. Dal 2002 lavora frequentemente nell’est Europa, documentando la vita dei Figli di Chernobyl negli orfanotrofi della Bielorussia (2002), il passaggio dell’Estonia nell’UE (2003), la crisi nella Germania dell’Est (2004), la Budapest contemporanea (2007), la rinascita di Belgrado (2008), il delta del Danubio (2010), e la Polonia (2012). Dal 2008 al 2010 viaggia lungo il fiume Danubio per realizzare un progetto sull’identità europea dopo l’allargamento verso est. Nel 2010 “Abruzzo earthquake” si classifica finalista al SONY PHOTOGRAPHY AWARDS. “Abruzzo earthquake” riceve la menzione d’onore al PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS 2010. Dal dicembre 2010 è rappresentato nel mondo dall’agenzia GAMMA. Nel 2011 il suo interesse si focalizza sul mondo Arabo, Siria – Egitto. Dal gennaio 2012 è distribuito anche dall’agenzia LUZphoto. Nel 2013 espone Danubius al Museo di Roma in Trastevere e racconta la cultura dei cowboys e la subcultura dei metallari cristiani in Italia. Nel 2014 pubblica la sua opera prima, il libro Danubius. Poliedrico fotografo in continua ricerca comunicativa si distingue per il sapiente utilizzo sia del colore che del bianco e nero, del 35mm così come del medio formato. Affronta temi di varia natura con uno stile che si adatta, di volta in volta, alle caratteristiche del soggetto. La sua capacità d’inserimento nei diversi contesti sociali gli permette di raccontare dall’interno mondi a lui distanti. Collabora con le più importanti case editrici italiane e internazionali.